wish you were here

Non avevo mai pensato di dedicare un post ad una canzone, ma non ad una qualunque, alla mia preferita.

SoundArticle: Pink Floyd – Wish you were here

Sapete che adoro la musica, l’ascoltavo già da dentro la pancia di mia madre e appena nata, l’unico modo che i miei genitori avevano per farmi addormentare, era azionare un vecchio cd di arie famose, forse perché così mi sentivo ancora protetta come dentro la pancia della mamma, forse perché, cullandomi, mi calmava come solo la musica sapeva fare.

Iniziai a studiare musica “per caso” (che strana parola che attribuiamo agli incontri che ci cambiano la vita). Avevo sei anni, i miei genitori facevano venire a casa un insegnante di musica per impartire lezioni a mio fratello e io mi mettevo sempre dietro la porta ad origliare affascinata. Fu in quel modo che i miei genitori scoprirono la mia passione. È che quando meno ce lo aspettiamo, il destino ti viene a cercare. Iniziai a suonare il pianoforte all’età di sei anni e poi il flauto all’età di dieci. La musica è stata uno dei pochi veri amori della mia vita, l’unica cosa che ha avuto una importanza tale da meritarsi un marchio indelebile sulla mia pelle.

Proprio come quando ero piccola, la musica è rimasta l’unica cosa che mi rilassa veramente, quando sono triste o ho bisogno di riflettere, la notte, nel buio, infilo le mie cuffie e la musica arriva come aria pulita nelle vene a ossigenarmi il sangue, mette in pausa i pensieri cattivi e mi culla dolcemente come una compagna silente ma fedele.

Ne potrei elencare mille di canzoni preferite, ma se dovessi scegliere la colonna sonora della mia vita, sempre e solo lei. Questa notte sono qui ad ascoltarla, quando ho bisogno di riflettere su cose importanti lei è la sola canzone che può darmi una mano, è la canzone che c’è stata nei periodi più bizzarri e difficili della mia vita e così ho pensato che qui sul mio blog, sullo spazio vitale e personale che ha la mia anima per sfogarsi, raccontare e condividere pensieri con voi, non poteva mancare un articolo dedicato a lei.

Non vi nascondo che quando l’ascolto sono un po’ triste, è una canzone che mi fa riflettere sulle scelte della mia vita, quelle scelte che nel bene o nel male oggi mi hanno portata qui. Ho sempre pensato che siamo noi e solo noi a dare forma alla nostra vita con le scelte che facciamo, non sono mai stata fatalista, eppure, con il tempo, ho iniziato a pensare che la vita disegna dei sentieri già tracciati ancora prima che noi li percorriamo e che poi il senso di tutto ti appare soltanto alla fine quando guardi dall’alto e smetti di vedere i singoli sentieri e osservi l’unico grande disegno. La vita va e basta, come l’acqua che scorre e bagna ogni lembo di terra su cui arriva, la cosa bella dell’acqua è che non resta mai intrappolata o immobile, si scava sempre un nuovo varco per continuare a scorrere.

C’è una frase di questa canzone, che la prima volte che l’ascoltai (avevo nove anni) mi rimase incastonata in testa come un puzzle che ha trovato il suo pezzo mancante, quella strofa aveva trovato terreno fertile nella mia anima We’re just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year, running over the same old ground. What have we found? The same old fears. Fu la folgorazione che mi fece innamorare dell’intera discografia di quello che tutt’oggi rimane uno dei miei gruppi preferiti in assoluto, quel gruppo che ogni volta che lo ascolto penso “Se non ci fossero stati i Pink Floyd, al mondo sarebbe mancato un pezzo di bellezza.”

Non mi stancherò mai di affermare che è l’unicità che rende qualcosa speciale ai nostri occhi, quella cosa che ti fa innamorare per tutta la vita. Per me questa canzone rispecchia in pieno questo concetto, mi è rimasta dentro dalla prima volta che l’ascoltai e da quel giorno, l’inconfondibile riff di Gilmour mi emoziona come quando avevo nove anni. E poi l’unicità di questo capolavoro indiscusso della musica, il suo inizio… una vecchia radio, suoni confusi, poi una chitarra, prima timida poi sempre più chiara, un colpo di tosse, un sospiro e infine…l’estasi pura in carne ed ossa. Ho sempre pensato che questo brano raccontasse in modo scanzonato il senso della vita.

Tante domande mi ronzano in testa quando ascolto questa canzone, domande troppo grandi a cui non saprò mai dare una risposta, ma la cosa che so, è che quando sento l’inconfondibile chitarra di wish you were here, non ci sono per nessuno, il mondo smette di correre, il tempo arresta il suo galoppo e resta solo una cosa a disegnare il silenzio, il battito del mio cuore a ritmo di una chitarra…

Divergenthink