the breadwinner

The Breadwinner, una storia emozionante, una storia coinvolgente, una storia raccontata da una bambina di soli undici anni, una bambina eroe fino in fondo…

È la pioggia che fa crescere i fiori non i tuoni.

SoundArticle: Raise Your Words – Mychael Danna, Jeff Danna

Vi racconto una storia, una storia che ho appena avuto l’onore di ascoltare e che mi ha toccato così tanto l’anima che sono qui a scrivervi con gli occhi ancora lucidi…

The Breadwinner – la storia di Sulayman

Una volta tanto tempo fa, c’era un piccolo villaggio ai piedi delle montagne Hindu Kush, gli abitanti erano appena riusciti a raccogliere dei semi preziosi e stavano quindi mangiando ridendo e ballando. Erano tutti felici. Specialmente un ragazzo che rideva e cantava più di tutti.

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Ma mentre gli abitanti festeggiavano c’erano dei mostri in arrivo… i mostri spaventarono gli asini e distrussero gli alberi, rubarono ciò che di più prezioso aveva il villaggio: i semi per il raccolto dell’anno successivo. I mostri tornarono correndo alle montagne Hindu Kush dove c’era il loro capo: il terribile Re Elefante.

Gli abitanti del villaggio piangevano lacrime amare, come avrebbero fatto senza la loro preziosa sacca di semi, senza nulla da seminare la primavera seguente e nulla da mangiare di inverno? Solo il ragazzo non piangeva lacrime amare. Guardò la montagna e gridò: “Non mi fai paura Re Elefante!”.

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Dalla montagna partì un forte ruggito, be’ sì forse aveva un po’ paura il ragazzo… ma disse agli abitanti del villaggio che avrebbe riportato indietro la sacca con i semi preziosi. Gli abitanti risero, era soltanto un ragazzo e non un grande guerriero! Ma il ragazzo, deciso e impavido, gridò ancora più a gran voce ribadendo la sua promessa: “Andrò dal Re Elefante e riporterò qui la sacca dei semi!”. Si voltò e lasciò il villaggio partendo verso la montagna, quella stessa montagna da cui si udivano i forti ruggiti del Re Elefante. Qualcosa lo seguiva nel buio, ma era troppo spaventato per girarsi a guardare, iniziò a correre, ma la cosa che lo inseguiva iniziò ad accelerare finché il ragazzo rotolo giù da una collina.

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Lo trovò un’anziana signora che aveva un tamburo, un tamburo magico dal suono così bello che il cuore del ragazzo si risvegliò. L’anziana sapeva della sua missione e così gli chiese come avrebbe fatto a sconfiggere il Re Elefante se mai nessuno ci era riuscito e il ragazzo rispose che doveva farcela per il bene del suo villaggio. L’anziana allora gli rivelò che doveva trovare tre cose: una cosa che risplenda, una cosa che intrappoli e una cosa che addolcisca.

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Il ragazzo ringraziò l’anziana e proseguì il suo viaggio, con quella strana cosa che continuava ad inseguirlo, ma il ragazzo non si fermava. Incontrò una donna anziana che mungeva una capra, ma la donna era molto vecchia e non riusciva a mungere bene l’animale. Il ragazzo provò pietà per lei e le disse di riposare sotto un albero e che avrebbe pensato lui a mungere la capra. Finita la mungitura della capra, l’anziana donna, in segno di riconoscimento, fece dono al ragazzo di uno specchio che risplendeva più della luce.

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Il ragazzo la ringraziò e riprese il suo cammino, incontrando questa volta un cavallo molto vecchio accanto ad una casa. Anche in questa situazione il ragazzo provò pietà per il povero animale a cui porse del buon fieno per nutrirlo. Ma dalla casa uscì un uomo cattivo che rimproverò con asprezza il ragazzo dicendogli di aver sprecato il suo fieno per un cavallo ormai vecchio. L’uomo cattivo afferrò il ragazzo gettandolo nel ventre di un antico pozzo.

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In fondo al pozzo c’erano degli smeraldi che il ragazzo doveva portare all’uomo come pagamento per il fieno sprecato. Quel ragazzo si chiamava Sulayman. In fondo al pozzo c’erano tre scheletri ognuno con uno smeraldo tra le mani e così Sulayman chiese aiuto al cavallo che lo guardava dalla cima del pozzo e il cavallo fece qualcosa di straordinario: nitrì con la voce di tutti gli animali del mondo facendo cadere tutti gli smeraldi del pozzo. Sulayman potette arrampicarsi fino in cima ed essere libero. Il ragazzo ringraziò il cavallo per avergli salvato la vita e portò al cattivo signore tre smeraldi, chiedendo cibo come ricompensa, ma l’uomo era avaro e gli lanciò con modi bruschi una rete da pesca dicendogli di procurarsi da solo il cibo, ma quella rete era esattamente ciò di cui Sulayman aveva bisogno.

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Sulayman proseguì il suo viaggio è arrivò finalmente alla montagna. I giaguari cattivi del Re Elefante lo videro e iniziarono a corrergli incontro, ma Sulayman li accecò usando lo specchio che risplendeva e poi li intrappolò utilizzando la rete. Sconfitti i mostri si ritrovò davanti al Re Elefante…

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Ripensò all’ultima delle tre cose di cui aveva bisogno per sconfiggere il Re Elefante: una cosa che addolcisca. Sulayman allora gli raccontò la sua storia: “Mi chiamo Sulayman, mia madre è una scrittrice, mio padre è un insegnante e le mie sorelle litigano sempre tra loro, un giorno trovai un giocattolo per strada, lo presi, esplose. Non ricordo cosa successe dopo, perché fu la fine…”

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La storia del ragazzo fece addolcire il Re Elefante, che diventò buono restituendogli la sacca con i semi preziosi. Sulayman aveva mantenuto la sua promessa, Sulayman tornò al villaggio come un eroe.

The Breadwinner – la storia di Parvana

La storia di Sulayman viene raccontata da Parvana, la protagonista di The Breadwinner, una bambina di undici anni che vive a Kabul sotto il governo duro e repressivo dei talebani.

Parvana, durante la narrazione del film, racconta questa fiaba al fratello più piccolo, ed è così che la vicenda vera di Parvana e la favola di Sulayman iniziano a correre su due binari paralleli fino ad intrecciarsi: entrambi bambini, entrambi già guerrieri forti e coraggiosi da lottare contro dei mostri cattivi con coraggio pur di riappropriarsi di una cosa molto importante che è stata loro sottratta.

I mostri che deve affrontare Parvana sono differenti, non sono i mostri cattivi della favole con denti aguzzi e occhi rossi, ma sono quelli di un governo che reprime la libertà e i diritti delle donne, i mostri sono quelli che la vedono costretta a poter uscire soltanto coperta e in compagnia di un uomo, sono quelli che la vedono costretta all’ignoranza, perché il solo dovere di una donna è quello di restare chiusa in casa. Ma come tutti gli eroi, Parvana sfida le leggi e i cattivi, i mostri e il fato avverso, con la sua infinita forza e speranza, una speranza impastata all’amore vero: quello che resta, che non perde mai la forza di rialzarsi e combattere. Sulayman lotta per riportare a casa i semi, Parvana per riportare a casa il padre, incarcerato ingiustamente dai talebani.

Per farlo dovrà superare prove ardue, come ogni eroe che si rispetti. Parvana sa che dopo l’incarcerazione del padre, deve continuare a recarsi al mercato per lavorare o lei e la sua famiglia non potranno più mangiare, ma sa che alle donne è proibito uscire e così decide di cambiare identità: si taglia i capelli ed indossa gli indumenti di suo fratello morto con una mina giocattolo e penserete a Sulayman, sì proprio lui, il ragazzo della storia, ecco come si intrecciano le due storie: Sulayman è il fratello che Parvana ha perso…

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Parvana intanto cambia nome e si fa chiamare Aatish (fuoco) e diventa l’eroe della nostra storia. Ma come diceva bene Shakespeare: “Cosa c’è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo.” E dunque l’essenza di Parvana non muta, resta intatta anche sotto le vesti maschili di Aatish che le permettono di sfamare la mamma, la sorella più grande e il fratello più piccolo, ma soprattutto di racimolare del denaro con cui corrompere le guardie e poter finalmente liberare suo padre dal carcere.

Al mercato Aatish conosce Razaq, l’unico uomo buono nella narrazione della storia (oltre il padre di Parvana). Razaq ricorda il padre di Parvana incontrato molte volte al mercato e chiede ad Aatish il motivo della sua assenza. Parvana, nei panni di Aatish, gli racconta di essere suo nipote e gli confessa che lo “zio” è stato ingiustamente incarcerato. Razaq decide di aiutare Aatish a ritrovare lo zio (in realtà il padre di Parvana) ed è così che si arriva all’epilogo finale: Kabul viene sconvolta da una guerra improvvisa e tutti gli uomini del carcere vengono liberati e assoldati nell’esercito dei talebani, sorte meno “fortunata” tocca invece ai reclusi anziani o invalidi che vengono fucilati perché inetti a combattere. Il padre di Parvana ha perso la gamba su una mina e così il tempo stringe: potrebbe essere fucilato da un momento all’altro. Parvana corre da sola, lontano da casa, sotto il cielo di bombe di Kabul, corre senza mai voltarsi indietro come Sulayman e arriva al carcere…

È giunto il momento in cui deve giocarsi l’ultima carta per salvare il padre: qualcosa che addolcisca… Parvana in lacrime svela a Razaq la sua identità, gli spiega che non è il nipote dell’insegnante, ma sua figlia, la figlia che cerca disperatamente di riportarlo a casa sano a salvo. Il cuore di Razaq si riempie di pietà e pur di aiutare Parvana rischia di morire per mano di un fuciliere, ma riesce a salvare il padre di Parvana.

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La nostra eroina è riuscita a sconfiggere il mostro cattivo e a riportare il suo premio al villaggio.

The Breadwinner

I meravigliosi disegni di Tomm Moore, con poesia e dolcezza, ci raccontano una storia atroce, una storia di triste quotidianità vissuta da bambini che diventano eroi tutti i giorni. The breadwinner è la narrazione di una guerra malata e insulsa, i cui soli vincitori sono i personaggi che scavano dei tunnel in quella sofferenza quotidiana con la forza del loro amore, perché l’unica cosa che resta oltre le bombe, la violenza e la morte, è soltanto l’amore sincero.

La straordinaria storia di Parvana ci emoziona e ci fa tornare bambini, ci fa vivere con spontaneità un sentimento nobile come l’amicizia con un’altro personaggio della narrazione, la sua amica Shauzia, costretta come Parvana a camuffare la sua identità sotto abiti maschili. Le due ragazzine combattono con una dolcezza infinita e una semplicità estrema e disarmante, condividono la frizzante emozione di celare il segreto della loro vera identità, ci rendono partecipi della loro amicizia con la genuinità di pensare che, una volta finita la guerra, saranno donne libere di vivere e di poter far avverare un semplice desiderio come andare al mare.

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Tra i produttori di The Breadwinner compare l’altisonante nome di Angelina Jolie che con questa pellicola ribadisce la sua instancabile lotta per i diritti delle donne. La regia è affidata a Nora Twomey, partner di Cartoon Saloon e regista insieme a Tomm Moore di “The Secret of Kells”. Degne di note anche le colonne sonore di Mychael e Jeff Danna che potete ascoltare su Youtube.

Vi consiglio la visione di questo film, non solo per la bellissima e toccante storia narrata, ma anche per i disegni esotici e quasi klimtiani dell’illustratore irlandese Tomm Moore (che io personalmente adoro, non mi sono persa nessuno dei suoi film di animazione!).

E a voi è piaciuto The Breadwinner? Parlatemene nei commenti!

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