Poeti maledetti

Poeti maledetti, anime tormentate, perse, inette, inquiete, passionali, romantiche, folli, ribelli, impetuose, travagliate.

SoundArticle: Howard Shore – The Grace Of Undómiel

Fu Paul Verlaine con l’opera “Les poètes maudits” nel 1884 a coniare questo termine che marchiò noti nomi di poeti decadenti francesi, come Corbière, Rimbaud, Baudelaire.

 Poeti maledetti - Les Poètes Maudits

Les Poètes Maudits di Paul Verlaine

Quando, per un decreto di potenze supreme

Il Poeta apparve su questo mondo annoiato,

Sua madre spaventata e bestemmiando

strinse i pugni verso Dio, che ne ebbe pietà:

“Ah! Avessi partorito un groviglio di vipere,

piuttosto che nutrire questa derisione!

Maledetta sia la notte degli effimeri piaceri

in cui il mio ventre ha concepito la mia espiazione!

Poiché mi hai scelta tra tutte le donne,

per essere il disgusto del mio triste marito,

e non posso gettarlo tra le fiamme,

come un biglietto d’amore, questo misero mostro

Farò rimbalzare il tuo odio che mi opprime

sullo strumento maledetto delle tue malvagità,

e torcerò a tal punto questo albero miserabile,

che egli non potrà più germogliare la sua peste!”

Queste le prime quattro strofe di “Bénédiction” tratta da Les fleurs du mal di Baudelaire. Poeti ci si nasce? È scritto nelle stelle? E i poeti sono dannati?

Le anime dei poeti maledetti sono infettate dal male di vivere, dalla frustrazione di non essere comprese, di sentirsi distanti da chiunque, maledette dalla loro stessa madre, condannate da amori non ricambiati, straziate da una solitudine latente. Il modo che hanno di generare arte e poesia, viene partorito da un processo di sofferenza e sregolatezza, geni folli che vivono da paria della società, da reietti del genere umano, artisti che attraverso alcool e droghe diventano giocolieri tra la vita e la morte, ricercando numeri strabilianti ed estremi per affascinarsi, per affascinare e per gridare il loro rifiuto verso il noioso formalismo e perbenismo della società.

I poeti maledetti attraverso l’arte cercano forme di comunicazione fortemente intime, che li rendano una macchia nera sul foglio bianco del mondo. La poesia diventa una via di fuga, la strada che ti accoglie quando ti accorgi di essere diverso dagli altri, quando avverti che la tua solitudine ha bisogno di gridare, di esprimersi.

Verlaine senza saperlo, aveva cucito in due parole l’essenza di queste anime tormentate, di questi artisti sensuali e profondi, e a tanti, anche dopo il decadentismo, venne affibbiata questa definizione, a Maeterlinck, a Jammes e allo stesso D’Annunzio, il nostro dandy tutto italiano.

Spesso, per divertirsi, i marinai

catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,

indolenti compagni di viaggio delle navi

in lieve corsa sugli abissi amari.

L’hanno appena posato sulla tolda

e già il re dell’azzurro, maldestro e vergognoso,

pietosamente accanto a sé strascina

come fossero remi le grandi ali bianche.

Com’è fiacco e sinistro il viaggiatore alato!

E comico e brutto, lui prima cosi bello!

Chi gli mette una pipa sotto il becco,

chi imita, zoppicando, lo storpio che volava!

Il Poeta è come lui, principe delle nubi

che sta con l’uragano e ride degli arcieri;

esule in terra fra gli scherni, impediscono

che cammini le sue ali di gigante.

L’Albatro di Baudelaire

I poeti maledetti sono uccelli, guardano ogni cosa dall’alto, da un punto di vista a cui l’uomo non può ambire, una posizione da cui possiedono la verità. Sono veggenti che leggono l’immanenza della realtà, essere solipsisti che si innalzano dal mondo grazie ad una singolare sensibilità ma che alla fine, come tutte le prede fragili, finiscono per essere catturati come l’albatro e vengono derisi e sbeffeggiati dalla grettezza del mondo. I poeti maledetti sono anime inquiete che si nutrono della malinconia del mondo e la trasformano in poesia. I poeti maledetti sono anime vaganti che non trovano mai il loro incastro nel mondo e si rintanano nel buio della notte tra le stelle, aspettando che qualcuno scovi il loro nascondiglio. Intanto da lassù ci lanciano stelle cadenti di immortale bellezza che riecheggia ancora nei loro versi. 

Non si sceglie di essere maledetti

eppure io l’ho fatto

il giorno in cui mi innamorai della fragilità dei tuoi occhi

senza sapere che quel giorno

sarebbe durato tutta una vita.

Non si sceglie di essere maledetti

a volte però è inevitabile

per i folli che ripetono e ripetono la stessa cosa

sperando sempre in un risultato diverso.

Non si sceglie di essere maledetti

ma non ho ancora capito

se le stelle lo sapevano già

o se l’illusione di un sogno infranto

abbia indelebilmente macchiato la mia anima.

No, non si sceglie di essere maledetti

si sceglie la vita, l’amore, la passione,

si sceglie di amare all’infinito

ed è proprio questa la maledizione dei poeti.

– Divergenthink

Vi lascio con una bellissima frase tratta dal Faust di Goethe che secondo me rende l’idea della voragine che possiede dentro di sé un poeta maledetto.

Per me io preferisco il Vuoto eterno.

Divergenthink