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Caro Roberto,

scrivere lettere mi fa pensare a tanti anni fa, agli innamorati e ai sognatori che al lume di una candela e con in mano un pennino ad inchiostro, componevano versi di semplice bellezza. Da che ho memoria scrivo, mi piace scovare la poeticità delle possibili, infinite combinazioni delle parole. Le parole sono per la mia anima quello che la montagna è per lo scalatore, la prateria per il cavallo, il mare per i nostalgici. Penso che tutti dovrebbero scrivere.

Sai quando sono triste guardo uno dei tuoi film, oppure guardo i video in cui parli della Divina Commedia o dei Dieci Comandamenti o spezzoni di tuoi discorsi famosi e immediatamente mi sento “coccolata”, cullata da quelle parole che profumano di amore, di poesia, di vita. Mi piace il modo che hai di raccontare le cose con parole semplici. Mi piace il modo che hai di farmi sorridere e di farmi pensare che sono le persone come te ad emanare vibrazioni positive nel mondo.

In uno dei miei film preferiti La tigre e la neve dici:

Per trasmettere la felicità bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici. Innamoratevi! Se non vi innamorate è tutto morto! Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo! Per essere felici dovete patire, stare male, soffrire. Non abbiate paura di soffrire: tutto il mondo soffre.

Sono cresciuta guardando i tuoi film. Già da piccola mi innamorai di quell’accento toscano, del tuo modo disinvolto di vivere e di trasmettere la tua positività anche quando affrontavi temi come la mafia, l’olocausto, la guerra. Perché hai ragione tu, per essere felici dobbiamo soffrire, dobbiamo saper vedere le cose belle anche quando sembra tutto così brutto. Io ho seguito il tuo consiglio: mi sono innamorata, di una persona nata e cresciuta nei tuoi luoghi natii, con quell’accento che io tanto amavo, una persona capitata così all’improvviso e che mi ha rivoluzionato la vita. Sai Roberto, lo amo tanto e glielo dico tutti i giorni, perché lui ride, ride sempre e mi insegna a stare al mondo con la semplicità disarmante di un bambino. Quando c’è lui accanto a me, il mondo appare così bello che anche le melodie più brutte sembrano composte da Chopin e i colori che non mi sono mai piaciuti ora sembrano diversi.

Dico sempre che chi regala arte, come la tua, rende il mondo un posto un po’ migliore. Anche perché in fondo fare arte è emozionare e per me emozionare significa risuonare all’unisono. Come la mia anima suona all’unisono con la tua quando parli della felicità, della gioia, dell’amore, quando dici che l’amore combacia con il significato di tutte le cose, o quando dici che la vita è molto più di quello che possiamo capire noi ed è per questo che resiste e va avanti sempre o quando parli di amare noi stessi dicendo: il comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso” ci dice che dobbiamo amarci perché dobbiamo diventare la misura dell’amore per gli altri.

Stephen Hawking una volta disse: “Noi siamo tutti diversi, c’è sempre qualcosa che uno può fare con successo.” Per questo volevo solo dirti una parola: grazie. Grazie perché il tuo successo è averci insegnato la vita, averci insegnato a vestire le poesie, a scegliere, a innamorarci, a credere in noi stessi, ad amarci, a sorridere, a soffrire, a piangere, a cadere e a rialzarci, a rincorrere i sogni, ad accettare la sofferenza e accoglierla così come facciamo con la gioia, a saper vedere sempre la bellezza. Grazie.

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