La forma dell'acqua

La forma dell’acqua è stato senza dubbio il mio film preferito di questo febbraio 2018.

SoundArticle: Alexander Desplat feat Renée Fleming – You’ll never know

Dal caldo abbraccio delle musiche scritte da Alexandre Desplat, alla commovente interpretazione di Sally Hawkins, al surreale intreccio della narrazione tra vita e fantasy, tra crudeltà e amore, La forma dell’acqua ha quel fascino romantico e onirico che ti rapisce e alla fine della storia ti ritrovi a far sorridere il cuore con qualche lacrimuccia di commozione.

La forma dell’acqua è un film diretto dal regista e sceneggiatore messicano Guillermo Del Toro, il regista de’ Il labirinto del fauno. Anche se il film, appena uscito, ha già suscitato molte polemiche, poiché lo scrittore Zindel ha intentato una causa contro il regista messicano per plagio: la trama de’ La forma dell’acqua ricalca troppo il libro Let Me Hear You Whisper scritto dallo stesso Zindel. Vedremo cosa stabilirà il tribunale, ma intanto torniamo a La forma dell’acqua. Confesso che il titolo e la locandina del film mi avevano incuriosita e parecchio. Del film ho amato anche la direzione fotografica curata da Dan Laustsen e la scenografia a cura di Paul D. Austerberry molto anni Sessanta.

Infatti la storia è ambientata a Baltimora nel 1962, la protagonista che ci accompagna nella narrazione è Elisa, una donna dal cuore puro come un bambino e con grandi occhi espressivi che dicono più di mille parole. Elisa lavora come addetta alle pulizie in un laboratorio governativo e conduce una vita molto organizzata e scandita perfettamente nei ritmi quotidiani dalla musica, dal lavoro, dalla cucina e dai suoi due amici Zelda e Giles con cui comunica tramite il linguaggio dei segni (Elisa è muta da quando in orfanotrofio le tagliarono le corde vocali, brutto ricordo di cui la protagonista conserva ancora le cicatrici sul collo). La vita di Elisa scorre tranquilla fino al giorno in cui, nel laboratorio, viene portata una strana creatura a metà tra un uomo e un anfibio. Tra i due nasce un profondo feeling, nonostante l’aspetto mostruoso della creatura, Elisa insegna all’uomo anfibio a comunicare attraverso il linguaggio dei segni e quest’ultimo inizia a fidarsi soltanto di Elisa, l’unica umana che non lo tortura. La situazione precipita quando Elisa scopre che la creatura verrà uccisa per essere vivisezionata e così, supportata dai suoi due amici e dal dottor Hoffstetler, porta in salvo la creatura trovandole rifugio nella sua casa, sottraendola alle torture abominevoli del laboratorio. Ma tra Elisa e l’uomo anfibio nasce un amore sincero che ci insegna come un sentimento tanto potente e puro cancelli ogni differenza e ogni crudeltà in un mondo tanto meschino quanto arrivista. Infatti i personaggi di questa storia non a caso sono degli esclusi, delle persone che vivono ai margini della società come la stessa Elisa, orfana e muta a causa della recisione delle corde vocali da bambina, Giles illustratore gay, Zelda una donna delle pulizie di colore e infine il Dottor Hoffstetler, l’unico che antepone l’etica a questioni meramente lavorative che mette a repentaglio la sua vita pur di salvare quella creatura unica e indifesa.

Ne’ La forma dell’acqua i sentimenti buoni hanno la meglio, come se fossero un faro di luce gettato in un mondo sempre buio illuminato da luci fredde e artificiali. Le luci del film, infatti, virano sempre sui toni del verde e del blu, il blu che è il colore dell’acqua, dell’ambiente marino da cui proviene la creatura, il verde che esprime il carattere artificiale, da laboratorio, di un mondo freddo, distaccato e sterile, in cui gli esseri umani vengono trattati come cavie da laboratorio, verde come un extraterrestre, come qualcosa di “diverso”. Le scene violente sono quasi splatter a sottolineare l’atmosfera a tratti fumettistica del film.

Elisa ricorda un po’ Amélie Poulain per il suo carattere naif e spontaneo e ha dei tratti comuni anche a Rusalka, la protagonista dell’omonimo capolavoro lirico in tre atti di Dvořák, in cui Rusalka perde la voce a causa dell’incantesimo della strega cattiva Jezibaba. Alla fine de’ La forma dell’acqua, l’uomo anfibio non diventa un principe come ne’ La Bella e la Bestia o come ne’ La Principessa e il Ranocchio, ma al contrario è Elisa a trasformarsi in un essere simile alla creatura che ama come accade per la principessa Fiona in Shrek: Elisa diventa una donna anfibio grazie alla creatura che muta i tagli sulla gola in branchie che permettono alla coraggiosa Elisa di vivere nel mondo marino, un mondo incantato e ancora incontaminato, lontano dagli orrori della guerra e dalla malignità del mondo umano, un mondo in cui i due protagonisti potranno vivere finalmente il loro amore.

E vissero per sempre felici e contenti. THE END.

La forma dell’acqua mi è piaciuto tanto, ve ne consiglio la visione, è un film che senza troppe pretese, commuove e fa riflettere sulle differenze livellate dagli occhi dell’amore. Romantico e fiabesco. Fatemi sapere cosa ne pensate qui nei commenti!

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