l'isola dei cani recensione

L’isola dei cani è l’ultimo capolavoro di Wes Anderson. Lo so lo so, Wes Anderson o lo ami o lo odi. Io lo amo e non mi sono persa nemmeno quest’ultimo fiabesco racconto in stop motion del regista statunitense. Wes Anderson ormai è un po’ come Tim Burton, i suoi film hanno uno stile talmente inconfondibile che lo riconosci subito. Anderson è un sotto genere a sé nel panorama del cinema.

SoundArticle: The West Coast Pop Art Experimental Band – I Won’t Hurt You

L’isola dei cani è un concentrato di tenerezza e non può non essere piaciuto a chiunque ami i cani. Il film si apre con una roboante soundtrack firmata Desplat e da subito veniamo rapiti dal fascino dello stop motion che ci porta in Giappone tra vent’anni. In quest’epoca c’è un sovrappopolamento canino che desta preoccupazione soprattutto a causa di una malattia che ha velocemente preso piede: l’influenza canina. Il sindaco della città di Megasaki ha emesso un’ordinanza d’emergenza: una immediata quarantena dei cani sull’Isola dell’Immondizia. Nel giro di pochi mesi, l’isola dell’immondizia diventa un’isola popolata da migliaia di amici a quattro zampe.

All’ordinanza dei sindaco Kobayashi non sfugge neppure Spot, il cane di Atari, il nipote dodicenne del sindaco rimasto orfano. Ma come tutti i bambini, Atari non si dà per vinto e decide di recarsi da solo sull’isola dell’immondizia in cerca del suo fedele compagno Spot. Atterrato sull’Isola a bordo di un piccolo aeroplano che ricorda il Piccolo Principe, Atari incontra una piccola banda di cani che lo aiuterà nella sua ricerca. In questa banda si fa subito notare Chief, un cane che a differenza degli altri quattro (Rex, Boss, King e Duke) non è mai stato addomesticato e pecca di buone maniere. Ma come diceva Ed Bloom in Big Fish “Fu quella sera che scoprii che quasi tutte le creature che consideriamo malvagie o cattive, sono semplicemente sole. E magari mancano un po’ di buone maniere.” La solitudine non piace a nessuno, nemmeno ad un cane e Chief non è da meno, cerca di apparire burbero e distaccato, vuol dare di sé l’immagine del randagio incallito che ama le risse ed è riluttante alla compagnia, ma sa che basta poco per far scogliere il ghiaccio dal suo cuore, basta un animo dolce e sincero come quello di un bambino: Atari. Infatti durante la narrazione non solo assistiamo all’instancabile ricerca di Spot, alle malefatte del sindaco Kobayashi sgominate da una studentessa americana (Greta Gerwig), ma assistiamo soprattutto alla trasformazione del personaggio di Chief, che da diffidente cane non domestico, diventa piano piano, il migliore amico di Atari.

Da Anderson non possiamo non aspettarci scenari bellissimi da dare in pasto ai nostri occhi, infatti ne L’Isola dei Cani non manca proprio nulla, dai riferimenti ai maestri dell’arte giapponese come Hokusai e Kurosawa, alle ambientazioni distopiche alla Philip Dick, ai cani robot cyberpunk stile Ridley Scott, ai cangianti scenari dello stop motion che dona ancora più vita ai personaggi.

Noi spettatori abbiamo sùbito una forte intesa con i cani (possiamo ascoltare solo i loro discorsi mentre le persone continuano a parlare giapponese) perché sono i cani gli eroi della storia, vessati e messi in quarantena dagli uomini, uomini che dimenticano di ascoltare il cuore e dimenticano di mettersi alla ricerca della verità, perché la loro alternativa è più comoda. Ecco perché in questa impresa può riuscire soltanto Atari, un bambino che vuole ritrovare il suo fedele compagno a quattro zampe.

Il cast è notevole, c’è anche la partecipazione di Yoko Ono nei panni dell’assistente dello scienziato, un altro personaggio importante della storia che sta cercando una cura per debellare l’influenza canina. Nella narrazione ogni elemento è singolare e volutamente fiabesco, infatti gli eroi del film sono gli animali e noi tifiamo per loro sin dall’inizio, proprio come farebbe un bambino. Ma cosa è accaduto a Spot? Atari riuscirà a ritrovarlo e a tornare a casa sano e salvo? E lo scienziato riuscirà a trovare una cura per debellare l’influenza canina? Non vi dico altro, vi lascio alla visione del film e attendo i vostri commenti qui sotto!

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