dj fabo

Dj Fabo, ovunque tu sia, grazie per il tuo coraggio e per la tua straordinaria voglia di vivere. Ci hai insegnato che la vita vale la pena viverla con la forza e la tenacia di chi crede nei sogni e nella bellezza.

SoundArticle: Michael Bolton – Fathers and Daughters

Stiamo assistendo in questi giorni alla vicenda di Dj Fabo, il ragazzo trentanovenne che, in seguito ad un incidente in auto, era diventato cieco e tetraplegico. Sono contenta quando questi casi passano alla ribalta sui giornali e in televisione, sperando fiduciosa che qualcosa cambierà anche in Italia. Ricordo la commovente lettera al presidente Napolitano di Piergiorgio Welby:

Mi rivolgo a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese. [… ]

Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso, morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio è lì squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo, ma sono italiano e qui non c’è pietà. La morte non può essere “dignitosa”; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia “dignitosa” è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell’occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos’è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: “Ostico, lottare. Sfacelo m’assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m’accerchia senza spiragli. Non esiste approdo.

Approdo esiste, ma l’eutanasia non è “morte dignitosa”, ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che “spinge verso il porto”; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo “luogo” dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.

La lettera integrale la trovate qui. Io mi sono commossa quando l’ho letta, mi sono commossa perché quando entro in empatia con qualcosa in cui credo, lo faccio visceralmente, con tutta me stessa. E io sposo questa causa in pieno, appoggio e condivido queste parole, cariche non di disperazione, ma di coraggio e di speranza, la speranza che anche i cittadini italiani possano conquistarsi il diritto di decidere della propria vita così come in Svizzera, in Olanda e in Belgio, senza finire con il dare il proprio corpo in pasto alle macchine e vivere in un limbo lontano dalla vita.

Dj Fabo, Welby, entrambi e come purtroppo tanti altri in Italia accomunati da una cosa: la lotta contro l’accanimento terapeutico e la conquista della libertà. Sì la libertà di poter essere i padroni delle proprie vite e non schiavi di uno stato anche nella malattia come ha detto Dj Fabo nell’intervista rilasciata a Giulio Golia delle Iene. Due esempi di coraggio e amore estremo nei confronti della vita, due esempi di chi, nel bene e nel male, la vita l’ha vissuta pienamente.

La morte non può essere un tabù, essa fa parte della vita e poter scegliere di morire per chi si ritrova in queste condizioni, confinati in una notte senza fine come lo stesso Dj Fabo ha definito il suo calvario, è soltanto un atto di libertà, di rispetto verso la propria vita, soprattutto per una persona come Dj Fabo, sempre entusiasta e solare, per un ragazzo vivace e un po’ ribelle come esso stesso si definiva, che ha girato il mondo, che ha vissuto la sua esistenza viaggiando, suonando, amando, immergendosi nei mari delle esperienze più forti e profonde che la vita potesse donargli.

Si può non essere a favore dell’eutanasia e condannare un gesto del genere, ma ognuno ha il diritto di rimanere il padrone del proprio destino. Non si dovrebbe mai giudicare o proferir parola sulle decisioni di un’altra persona, perché noi non viviamo la sua vita, noi non possiamo comprendere la sua situazione e il suo dolore, il suo disagio.

Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, si esprime riguardo la vicenda di Dj Fabo con queste parole:

Condannare alla morte è una sconfitta per la società, anche nei casi in cui è permesso dalla legge. Togliere la vita a un innocente, di qualsiasi età, è sempre una sconfitta.

Ecco qual è il problema del nostro paese, la Chiesa e la sua intromissione con tematiche che invece dovrebbero assolutamente rimanere illibate dalla religione. Nessuno è tanto grande da poter giudicare o esprimersi in riferimento alla vita o alla morte, nemmeno la Chiesa. Essere contro l’eutanasia o contro l’aborto significa semplicemente arrogarsi il sacro santo diritto di prendere le decisioni per un’altra persona. Per me è davvero assurdo che una famiglia già piegata dal dolore debba anche farsi carico di arrivare in Svizzera semplicemente per avere il proprio diritto alla vita, perché scegliere di morire fa parte della vita.

Perché nel 2017 ancora non possiamo avere questo diritto? Capisco la Chiesa che si fa paladina del bene supremo della vita sempre e comunque, ma questo può essere un concetto che i cattolici possono sposare, ma non può essere una legge applicata ad un’intera nazione in cui molte persone sono atee o di religioni diverse. Io credo soltanto in una cosa, nella libertà, nel rispetto e nell’amore. Per me una fidanzata o un genitore che arrivano ad appoggiare la scelta di morire di un loro caro in quelle condizioni, è un gesto d’amore estremo, perché loro non si separerebbero mai da una persona amata, ma come dice bene Olaf in Frozen l’amore è mettere il bene di qualcun altro prima del tuo.

Dj Fabo, non so se c’è davvero vita oltre la morte, non so dove tu sia, ma io voglio immaginarti su una nave di cui tu sei il capitano, in mezzo ad un oceano in cui ogni goccia è una sinfonia, così che potrai navigare le onde della musica nella grazia del tempo, con in poppa un vento di libertà, baciato dalla luce della forza, con la tua incredibile voglia di vivere e con il tuo bellissimo sorriso.

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