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Questa mattina al Quirinale è iniziata la cerimonia di presentazione dei film candidati al David di Donatello. Bellissime parole spese in onore del cinema dalle più alte cariche dello Stato, ma le più belle sono state indubbiamente quelle di Roberto Benigni.

«Oggi c’è l’incontro con la bellezza dell’arte, in una parola il cinema, la creatività. Abbiamo il dovere di creare! Il cinema è un’estasi, la storia di un sogno. E non voglio parlare di crisi, il cinema non può morire perché è immortale. Possono morire l’inquietudine, la paura, ma non il sogno. Difendiamo la nostra coscienza, memoria, identità. […]

SoundArticle: Elton John – Rocket Man

La perdita di interesse che c’è adesso per il cinema è una perdita di felicità, ora quello che era condiviso prima in sala si è rimpicciolito. La perdita della condivisione costituisce una perdita di felicità. Gli autori hanno il dovere di amare la vita come un fatto religioso, di spingere affinché il cinema diventi quello che sia. Questa è davvero una perdita di felicità, perché indebolisce il risvolto emotivo della nostra natura, la perdita di interesse per il cinema indebolisce la nostra anima, le nostre emozioni, diventiamo solo corpo, il 2000 è diventato il secolo del corpo! Siamo andati troppo avanti con il corpo in questi anni, dobbiamo fermarci e permettere alle nostre anime di raggiungerci, perché sono rimaste indietro e questo solo il cinema lo può fare.

Uno dovrebbe andare in farmacia e prendere  5 milligrammi di 8½, due bustine della Dolce Vita, 15 gocce del Gattopardo. Il cinema ci ha insegnato a guardare, ci hanno insegnato i sentimenti perché il cinema dà realtà all’invisibile, è l’unica arte, l’arte più fragile, la più commovente, la più forte, la più potente, la più completa, questi registi ci hanno insegnato a guardare. […]

Abbiamo il dovere di essere felici, le persone tristi sono viziose, le persone felici sono generose, umili e virtuose dico di disperdere la gioia, perché per trasmettere la felicità bisogna essere felici, per trasmettere il dolore bisogna essere felici.»

Come sempre Benigni riesce con semplicità e allegria a parlare poeticamente a tutti noi. Questa mattina l’ha fatto parlando di quella forma d’arte che, come lui stesso ha definito, riesce a dare realtà all’invisibile: il cinema.

Per me l’artista è chi decide di intraprendere un cammino nell’oscurità dell’animo umano, imboccando le vie più recondite dell’essere. Quel viaggio lo porta nell’intimità di una lunga notte in cui l’arte è capace di creare frammenti di stelle, pezzi di luce in cui cercare il senso del nostro essere, in cui inseguire l’idea di evasione da una felicità troppo spesso decadente, per emanciparsi dall’alienazione di questa finta libertà, per riappropriarsi nuovamente non della bellezza del corpo, ma della bellezza dell’anima.

È questo il compito del cinema e dell’arte in ogni sua forma di espressione. Il cinema deve spingerci ad essere persone più consapevoli, più colte, più aperte, persone che scelgono la vera bellezza, quella dell’anima, del sogno, della felicità, della condivisione, abiurando il brutto e il gretto della violenza. 

Abbiamo il dovere di essere felici e volare alti come dice Elton John “I’m gonna be high as a kite…”

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