call me by your name
Call me by your name mi ha fatto venire quella voglia, quella di quando sei ai titoli di coda e pigi di nuovo il play per catapultarti all’inizio del film e vederlo e vederlo ancora…
Call me by your name è uno di quei film “silenti” che ti entra dentro poco alla volta, di quelli che ti insegnano le cose belle, le cose semplici.
“Bell’amicizia la vostra. Sei troppo sveglio per non capire quanto sia raro e speciale ciò che avete vissuto voi due. Oliver era Oliver.”

“Perché era lui. Perché ero io. Oliver sarà intelligente ma…”

“Oh no, no. Era più che intelligente. Ciò che avete vissuto voi due aveva tutto e nulla a che fare con l’intelligenza. Lui era in gamba. Siete stati fortunati a trovarvi, perché siete in gamba entrambi.”

“Penso che lui fosse migliore di me. Era migliore di me.”

“Sono certo che lui direbbe la stessa cosa di te. Il che vi rende uguali. Quando meno te lo aspetti, la natura subdolamente trova i nostri punti deboli. Solo… ricorda che sono qui. Magari ora vorresti non provare nulla. Forse non hai mai voluto provare nulla. Forse non è con me che vuoi parlare di queste cose, ma senti quel qualcosa che hai ovviamente provato. Senti, voi avete avuto una bella amicizia, forse più di un’amicizia. E io vi invidio. Al mio posto molti genitori vorrebbero che la faccenda svanisse. Pregano che i loro figli caschino in piedi, ma io non sono un genitore così. Soffochiamo così tanto di noi per guarire più in fretta che a trent’anni siamo prosciugati e ogni volta che ricominciamo con qualcun altro diamo sempre meno. Ma renderti insensibile, così da non provare nulla è un gran peccato. Posso esserci andato vicino, ma non ho mai avuto quello che avete voi due. Qualcosa mi ha sempre trattenuto o bloccato. Come vivi la tua vita è affare tuo. Solo ricorda: i cuori che abbiamo nel corpo ci vengono dati una sola volta e prima che tu lo capisca, ti si è consumato il cuore. E riguardo al tuo corpo, arriva un momento in cui nessuno se ne preoccupa. E ci vuol poco per arrivarci. In questo momento c’è dolore, non soffocarlo e con esso la gioia che hai provato.”

call me by your name

Call me by your name – Scena del dialogo tra Elio e suo padre

Call me by your name ha pochi dialoghi, per lo più ci godiamo le scene di un amore puro e genuino, ma quest’ultimo dialogo tra il Sig. Perlman e suo figlio Elio in Call me by your name, va appeso nei nostri cuori. Dice tutto, tanto, ci fa riflettere, ci fa piangere, ci fa capire che non esiste l’amore, non esiste un sentimento unico con un’unica declinazione, esiste un sentimento che cambia forma e colore a seconda di chi lo partorisce.

In Call me by your name, a partorirlo sono Elio e Oliver e noi, non insieme a loro, ma lontani, lontani anni luce, siamo lì ad osservarli rapiti dal buco della serratura. Perché non sono loro a vergognarsi per il loro amore, siamo noi a vergognarci, ad invidiarli perché non siamo così coraggiosi e sprezzanti da lasciare ogni retorica fuori dal cuore e vivere come in un oceano privo di segnali di pericolo. Sì perché Elio e Oliver non hanno mai paura, paura di cosa possano pensare gli altri, delle condanne, di chi giudica, non hanno mai nemmeno paura di un sentimento così grande che può lasciarli lì sulla riva della vita totalmente scioccati e inermi, come un neonato, nudo, senza difese che è stato rubato dalla marea per un viaggio incredibilmente scioccante e poi risputato lì solo, spaventato.

Sì perché un amore così forte ti rimette al mondo, con tutta la sua forza, la sua gioia, il suo piacere, il suo dolore, le sue pene, le sue lacrime. Ma non si può accettare un amore grande senza conseguenze, perché l’unico modo per immergersi in quell’oceano è lasciarsi trasportare dalla marea quando sopra c’è il sole che ci riscalda e quando c’è la tempesta che ci sbatte contro gli scogli e ci fa sanguinare il cuore.

Questo dialogo ci fa capire che di fronte ad un amore così profondo non si resta indifferenti, ci fa capire che i figli non sono proprietà di un genitore, che nemmeno i sentimenti sono proprietà di un genitore. Un figlio è figlio del mondo e nessuno è tanto grande da poterlo giudicare o da potergli dire cosa sia giusto e cosa sbagliato. Non è compito di un genitore nemmeno comprendere, avere paura, o invidiare. L’unico compito che ha un genitore è quello di preparare un figlio alla vita, la vita che solo se vissuta pienamente con le sue gioie e i suoi dolori può essere capita, senza rimorsi, senza rammarichi, perché il dolore non prosciuga la nostra anima e nemmeno la rende più forte, la rende soltanto autentica. Non bisogna mai restare insensibili davanti agli occhi della vita, bisogna saper vivere il presente con il sole e con la tempesta.

Non si può giudicare un amore così (di poche settimane e più vero di rapporti che durano da anni). Lasciamoci andare, via i freni, via i “se” e i “ma”, via i vestiti dagli occhi, via le scarpe dal cuore, bisogna farlo camminare nudo il nostro cuore, bisogna farlo sporcare, anche calpestare a volte, ma bisogna farlo galoppare a grandi sospiri.

Divergenthink