Chagall, love and life

SoundArticle: Erik Satie – Gymnopédie No.1

L’amore ha ispirato le più grandi opere del mondo

Se non esistesse l’amore, io non sarei qui a scrivere e, soprattutto, voi non sareste qui a leggere. Se non esistesse l’amore, non avremmo mai potuto leggere la Divina Commedia di Dante, ascoltare il Clair de lune di Debussy, guardare Amore e Psiche di Canova, recitare Romeo e Giulietta di Shakespeare, decantare A Silvia di Leopardi.

Il fanciullino che è in noi

Il genio è unico e raro e mentre compone lascia scorrere dalle sue mani un oceano sconfinato di rara bellezza, così sconvolgente che anche lui se ne innamora subito, come Tchaikovsky che piangeva mentre componeva la sesta sinfonia. Vi siete mai chiesti come mai, quando ci innamoriamo, ci sentiamo così ispirati dalla nostra amata o dal nostro amato che diventiamo improvvisamente poeti? Perché quel sentimento è così forte da risvegliare il fanciullino che è in noi: nel cuore il ragionamento non esiste, per capirlo possiamo solo immedesimarci con esso e vivere ciò che viene, come fanno i bambini, senza farsi troppe domande, senza star lì a pensarci sopra.

Amore pazzo

Quando ci innamoriamo un pezzo di cuore rimasto sopito si risveglia grazie al bacio di due occhi unici nell’universo. L’amore è una delicata questione di momenti e alchimie che ci ha regalato le opere più belle al mondo. Anche quando un grande amore finisce o non è corrisposto provoca così tanto sgomento, rabbia, pazzia, disperazione che da quei sentimenti nascono pezzi unici dell’arte, come le poesie rabbiose di Frida Kahlo o il pessimismo cosmico di Leopardi. Il 12 settembre del 1939 Frida Kahlo si dannava nel suo letto per l’assenza del suo amato e così quale modo migliore di affidare ad una lettera la sua disperazione. Bellissima, è lunga ma ne vale la pena leggerla.

La mia notte, Frida Kahlo

La mia notte, che non vorrei più… La mia notte è come un grande cuore che pulsa. Sono le tre e trenta del mattino. La mia notte è senza luna. La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre. La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo.

La mia notte è lunga e sembra tesa verso una fine incerta. La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine. Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? Dove sei?

Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica, i capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui. La mia mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano, il mio corpo non può comprendere. Il mio corpo ti vorrebbe. Il mio corpo, quest’area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità. La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio.

La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza. La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare, ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra. La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce. Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita.

La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale. La mia notte mi brucia d’amore. Sono le quattro e trenta del mattino. La mia notte mi strema. Sa bene che mi manchi e tutta la sua oscurità non basta a nascondere quest’evidenza che brilla come una lama nel buio, la mia notte vorrebbe avere ali per volare fino a te, avvolgerti nel sonno e ricondurti a me. Nel sonno mi sentiresti vicina e senza risvegliarti le tue braccia mi stringerebbero.

La mia notte non porta consiglio. La mia notte pensa a te, come un sogno a occhi aperti. La mia notte si intristisce e si perde. La mia notte accentua la mia solitudine, tutte le solitudini. Il suo silenzio ascolta solo le mie voci interiori. La mia notte è lunga, lunga, lunga. La mia notte avrebbe paura che il giorno non appaia più, ma allo stesso tempo la mia notte teme la sua apparizione, perché il giorno è un giorno artificiale in cui ogni ora vale il doppio e senza di te non è più veramente vissuta.

La mia notte si chiede se il mio giorno somiglia alla mia notte. Cosa che spiegherebbe la mia notte, perché tempo anche il giorno. La mia notte ha voglia di vestirmi e di spingermi fuori per andare a cercare il mio uomo. Ma la mia notte sa che ciò che chiamano follia, da ogni ordine, semina disordine, è proibito. La mia notte si chiede cosa non sia proibito. Non è proibito fare corpo con lei, questo, lo sa, ma si irrita nel vedere una carne fare corpo con lei sul filo della disperazione.

Una carne non è fatta per sposare il nulla. La mia notte ti ama fin nel suo intimo, e risuona anche del mio. La mia notte si nutre di echi immaginari. Essa, può farlo. Io, fallisco. La mia notte mi osserva. Il suo sguardo è liscio e si insinua in ogni cosa. La mia notte vorrebbe che tu fossi qui per insinuarsi anche dentro di te con tenerezza. La mia notte ti aspetta. Il mio corpo ti attende.

La mia notte vorrebbe che tu riposassi nell’incavo della mia spalla e che io riposassi nell’incavo della tua. La mia notte vorrebbe essere spettatrice del mio e del tuo godimento, vederti e vedermi fremere di piacere. La mia notte vorrebbe vedere i nostri sguardi e avere i nostri sguardi pieni di desiderio. La mia notte vorrebbe tenere fra le mani ogni spasmo. La mia notte diventerebbe dolce. La mia notte si lamenta in silenzio della sua solitudine al ricordo di te. La mia notte è lunga, lunga, lunga. Perde la testa ma non può allontanare la tua immagine da me, non può dissipare il mio desiderio. Sta morendo perché non sei qui e mi uccide.

La mia notte ti cerca continuamente. Il mio corpo non riesce a concepire che qualche strada o una qualsiasi geografia ci separi. Il mio corpo diventa pazzo di dolore di non poter riconoscere nel cuore della notte la tua figura o la tua ombra. Il mio corpo vorrebbe abbracciarti nel sonno. Il mio corpo vorrebbe dormire in piena notte e in quelle tenebre essere risvegliato al tuo abbraccio. La mia notte urla e si strappa i veli, la mia notte si scontra con il proprio silenzio, ma il tuo corpo resta introvabile. Mi manchi tanto, tanto. Le tue parole. Il tuo colore.

Fra poco si leverà il sole.

La bellezza è cominciata quando qualcuno ha iniziato a scegliere.

Rompere l’incanto che ti lascia una così bella lettera d’amore è come parlare durante un tramonto sul mare. Ma proseguo con una bellissima frase di Roberto Benigni tratta da una scena del film “La tigre e la neve”:

Vestitele bene le poesie, cercate bene le parole, dovete sceglierle, a volte ci vogliono otto mesi per scegliere una parola.

La bellezza è cominciata quando qualcuno ha iniziato a scegliere.

Nominiamo spesso il destino quando parliamo d’amore, invece il destino non c’entra nulla. Tra milioni di persone che incontriamo nel corso della nostra esistenza, siamo noi e soltanto noi a scegliere chi amare per tutta la vita. Pensate a quanto è sconfinato e disarmante l’amore che fa aderire perfettamente alla tua anima un’altra e una soltanto in tutto l’universo. Per me l’essenza dell’amore è espressa perfettamente da Rocky, uno dei miei personaggi preferiti del cinema. Lui rimane, nel bene e nel male, fedele alla sua Adriana per tutta la vita e nonostante i soldi e il successo, lui afferma convinto e impassibile: “Io non sono uno che cambia”. Perché l’amore vero è immutabile. L’amore vero è la scelta eterna di assoluta bellezza.

Ciò che è perso.

Si sa la vita è fatta di alti e bassi. Quante volte inseguiamo la stupida speranza di sentirci felici come in un preciso momento passato della nostra vita. Questo genera in noi l’errata convinzione di rincorrere i bei tempi andati, ma ciò che è perso è mutato, è diventato altro. Arriva per tutti l’istante in cui realizzi che non puoi più entrare nella stanza della tua anima e ritrovare quell’ordine così come lo hai lasciato: quell’ordine non ti appartiene più, ma in compenso ogni elemento ha creato un nuovo assetto e anche se non percepisci subito equilibrio, ogni cosa ha un nuovo colore, si è evoluta e novità e caos si sono intrecciati per generare nuova armonia, nuova armonia nella stanza della tua anima.

Il finale tragico

Vi lascio con una delle mie poesie preferite sull’amore: Annabel Lee di Edgar Allan Poe. Parla dell’amore ideale con una straordinaria intensità e drammaticità e poi i finali amari nelle storie suggellano un po’ quell’amore illibato e maledetto, come Romeo quando arriva un attimo prima del risveglio di Giulietta. D’altronde non siamo tutti Lili e il Vagabondo. Qual è invece la poesia o la storia d’amore che più vi emoziona? Scrivetela nei commenti e, come dico sempre io, emozioniamoci insieme.

Annabel Lee

Molti e molti anni or sono,

in un regno vicino al mare,

viveva una fanciulla che potete chiamare

col nome di Annabel Lee;

aveva quella fanciulla un solo pensiero:

amare ed essere amata da me.

Io fanciullo, e lei fanciulla,

in quel regno vicino al mare:

ma ci amavamo d’amore ch’era altro che amore,

io e la mia Annabel Lee;

di tanto amore i serafini alati del cielo

invidiavano lei e me.

E proprio per questo, molto molto tempo fa,

in quel regno vicino al mare,

uscì un gran vento da una nuvola e raggelò

la mia bella Annabel Lee;

e così giunsero i nobili suoi genitori

e la portarono lontano da me,

per chiuderla dentro una tomba

in quel regno vicino al mare.

Gli angeli, molto meno felici di noi, in cielo,

invidiavano lei e me:

e fu proprio per questo (come sanno tutti

in quel regno vicino al mare),

che, di notte, un gran vento uscì dalle nubi,

raggelò e uccise la mia Annabel Lee.

Ma il nostro amore era molto, molto più saldo

dell’amore dei più vecchi di noi

(e di molti di noi assai più saggi):

né gli angeli, in cielo, lassù,

né i demoni, là sotto, in fondo al mare

mai potranno separare la mia anima

dall’anima di Annabel Lee.

Mai, infatti, la luna risplende ch’io non sogni

la bella Annabel Lee:

né mai sorgono le stelle ch’io non veda

splendere gli occhi della bella Annabel Lee,

e così, per tutta la notte, giaccio a fianco

del mio amore: il mio amore, la mia vita,

la mia sposa, nella sua tomba, là vicino al mare,

nel suo sepolcro, sulla sponda del mare.

Divergenthink