archetipi

Avete letto migliaia di libri, avete visto innumerevoli film eppure rimanete basiti se vi dico che in realtà, fin dalla notte dei tempi, ogni storia che avete ascoltato si basa su uno dei 7 archetipi, già! Soltanto 7 tipologie di storia usate per miliardi di film.

SoundArticle: Alan Silvestri – Run Forrest Run

Ma facciamo un passo indietro… cosa è esattamente un archetipo? Altro non è che un modello a cui ci si ispira per poi creare, in questo caso, delle storie. Vi spiego meglio. Nello storytelling, che è l’arte di raccontare storie, esistono 7 modelli di racconto da cui partire per ideare una nuova narrazione.

Queste 7 tipologie sono:

  1. vincere sul cattivo;
  2. l’ascesa verso il successo;
  3. la missione/la ricerca;
  4. il viaggio;
  5. la rinascita;
  6. la tragedia;
  7. la commedia.

Nel primo degli archetipi ritroviamo l’eterna lotta tra il bene e il male in cui entra in gioco l’eroe che rischia la propria vita per salvare l’umanità. Direi che forse è proprio uno degli stereotipi preferiti dagli sceneggiatori. Un grande film che ha fatto la storia del cinema in questa categoria è senz’altro Harry Potter e quasi tutti i film della Marvel e della DC Comics.


Nella lista degli archetipi al secondo posto posso collocare una delle mie saghe cinematografiche preferite… Rocky! Il pugile più famoso della storia del cinema rappresenta l’uomo comune partito da zero che, contando solo sulle proprie capacità, scala i gradini della società fino a diventare famoso, ricco e un esempio per chi vuole intraprendere la carriera pugilistica. Molti altri protagonisti cercano spasmodicamente il successo: Eddie Morra in Limitless, Carl Brasher in Men of honor, Chris Gardner nella Ricerca della felicità e il più popolare Forrest Gump, che riesce a fare della sua vita un capolavoro, nonostante abbia dei ritardi mentali.

La vita ci insegna che bisogna fare il meglio che si può con quello che Dio ti ha concesso.

Forrest Gump


Nel terzo archetipo troviamo l’eroe che deve affrontare mille peripezie per portare a termine il suo compito. Come non poter nominare la saga de Il signore degli anelli in cui il celebre protagonista Frodo deve riuscire a distruggere l’anello o Sette Anime in cui il protagonista è alla ricerca di un modo per riscattarsi dalla colpa di aver ucciso, in un incidente, sette persone. Ma non posso dimenticare l’indimenticabile Mel Gibson nei panni di Wallace in Braveheart che lotta per conquistare la libertà della Scozia ed infine, il film tratto dall’omonimo romanzo Memorie di una geisha in cui Sayuri deve sopportare angherie e delusioni prima di riuscire a raggiungere le sue vittorie personali.

Mia madre diceva sempre che mia sorella Satsu era come il legno, radicata al terreno come un albero sakura. Ma a me diceva che ero come l’acqua: l’acqua si scava la strada attraverso la pietra e, quando è intrappolata, l’acqua si crea un nuovo varco.
Memorie di una geisha

Il quarto degli archetipi propone il viaggio come scoperta, come rinascita, come un percorso che riesce finalmente a renderti libero e a far chiarezza alle domande della vita. Christopher McCandelss intraprende un viaggio nella natura in Into the Wild per riscoprire la sua vera essenza o Edward Bloom in Big Fish che, attraverso l’espediente del viaggio, racconta l’epopea della sua vita.
 A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Esse continuano a vivere dopo di lui, e così egli diventa immortale.
Big Fish

Il quinto degli archetipi, la rinascita, si basa su un evento importante nella storia del protagonista che lo mette faccia a faccia con tutti i suoi errori, ma la presa di coscienza di ciò, diviene atto di liberazione grazie a cui si affranca dal passato per rinascere come una persona nuova, migliore, un po’ come una fenice che risorge dalle proprie ceneri. Qui posso citare il mio cartone preferito (da inguaribile romanticona quale sono) La bella e la Bestia in cui la Bestia, grazie alla forza motrice dell’amore, scopre dentro di sé la parte buona e gentile che riuscirà a fargli spezzare un terribile incantesimo oppure A christmas Carol in cui l’avaro, cattivo e solitario Ebenezer Scrooge, grazie all’intervento di tre fantasmi, smette di essere una persona così crudele e strafottente e diventa un uomo buono e generoso.

I film drammatici, quelli che ogni volta ci strappano una lacrima (a me sempre più di una!) sono basati sullo stereotipo della tragedia. E qui potrei elencarvi mezza storia del cinema, ma per non tenervi incollati allo schermo tutta la serata, ve ne cito soltanto alcuni, i miei preferiti. C’era una volta in America con le bellissime colonne sonore di Ennio Morricone, Philadelphia con la toccante interpretazione di Tom Hanks nei panni di un avvocato malato di AIDS, La vita è bella il capolavoro assoluto di Benigni, Il Miglio verde con il gigante buono John Coffey e Million Dollar Baby con la straziante interpretazione di Hilary Swank.

Concludiamo invece con una bella risata, ovvero con l’ultimo degli archetipi della commedia, anche questo antico come la notte dei tempi e brillantemente utilizzato dal cinema che ha sfornato miti della comicità come Bridget Jones, Jack Sparrow, Zoolander, Lebowski, Ace Ventura, i Minions e film celebri come Tutti pazzi per Mary, Mi presenti i tuoi, Totò Peppino e la malafemmina, Totòtruffa, Una notte da leoni, Non ci resta che piangere, Ricomincio da tre.

E voi? Avete mai provato a capire su quale archetipo è stato costruito il vostro film preferito? Beh, ora che li conoscete potrete certamente farlo e se volete condividerli, citateli nei commenti!
Divergenthink