trova-la-chiave-che-ti-fa-stare-bene

Trova la chiave che ti fa stare bene

La vita delle persone non è una giostra. Non puoi salire e scendere quando vuoi. Nella vita di chi ami, entri in punta di piedi, senza far rumore, senza grosse parole, nel silenzio di un’intesa, perché sai che tra tante giostre quella è l’unica da cui non vorresti mai scendere…

SoundArticle: Armand Amar – Save Us

Trova la chiave che ti fa stare bene… In questo periodo sono un po’ sparita, chi mi segue sa che cerco di pubblicare un articolo a settimana, ma quest’estate ho avuto bisogno di distaccarmi da tutto e tutti, avevo bisogno di restare sola con me stessa, riflettere un po’… Arrivano momenti in cui abbiamo bisogno di mettere in sordina il mondo per ascoltare solo come sta cambiando il battito del nostro cuore. I monaci buddisti dicono che per capire davvero, bisogna smettere di correre o rincorrere e fermarsi, rallentare fino a vedere il mondo. Ed è quello che ho fatto e finalmente ho visto chiaramente tante persone, tante situazioni, ma soprattutto ho visto ME. Mi piace vedere le persone come i kintsugi i vasi giapponesi che una volta rotti non vengono gettati via, ma vengono riparati con l’oro perché quelle ferite li rendono ancora più belli e preziosi…

Kintsugi
Kintsugi

Siamo mente, corpo e spirito, ma nei periodi pesanti tendiamo solo a focalizzarci sulla “mente razionale” e ci chiudiamo in una prigione, ma se non riusciamo a vedere dentro noi stessi, non potremmo mai definirci, non potremmo mai comprendere, perché le risposte vere sono dentro di noi, in una specie di intuito atavico che la nostra mente ha represso, perché abbiamo paura, sì abbiamo paura dei sentimenti, delle emozioni e per questo le reprimiamo e viviamo in continua colluttazione con il nostro io. E chi ha paura scappa, si lascia rinchiudere nel labirinto dell’anima, non affronta i problemi, rifugge dal dialogo, ripetendo a se stesso che domani è un altro giorno e che tanto tutto passa, ma Rossella O’Hara lasciamola a Via col vento, noi invece torniamo un po’ nelle nostre vite. Come dice Caparezza sono stanco delle lamentele, del nero lutto di chi non ha niente a parte avere tutto. La crisi è una benedizione, perché ciò che avviene dopo non è così male, anzi… quando crediamo che tutto sia finito, in realtà è solo iniziato…

Trova la chiave che ti fa stare bene, ecco io ho trascorso la mia estate a trovare la mia chiave, la chiave che aprisse le porte di quelle prigioni in cui la paura fa da aguzzino e ho capito che la mia chiave sono le cose che mi fanno stare bene, come scrivere, suonare, correre. Quelli sono gli attimi magici in cui rallento fino a fermarmi, fino a stare fuori dal tempo per sentire davvero la musica…

Jovanotti canta non ho radici ma piedi per camminare e invece a volte diventiamo come statue nel mare, sappiamo che potremmo farci portare in giro dalla corrente e invece finiamo col restare immobili, ad ammuffire, ad accumulare alghe che ci mangiano e ci corrodono.

Dovremmo immigrare, ma nei nostri cuori, perché viviamo nelle nostre teste distaccati dai sentimenti, ma la vita inizia solo quando finisce la paura. La vera libertà, quella di essere noi stessi, di fare ciò che ci fa stare bene, è la chiave per uscire dalla prigione. Questo articolo è un continuo rimando all’ultimo album di Caparezza “Prisoner 709”, che insieme all’album “Oh Vita!” di Jovanotti, è stato la colonna sonora della mia estate. Per me ascoltare Caparezza significa riflettere sulla nostra generazione, sui nostri valori, su quest’era digitale che ha divorato gli ideali di chi scendeva in piazza per difenderli e per combattere, sul fatto che oggi tutti siamo ingabbiati, prigionieri di qualcosa, automi infelici senza più cuore e cervello… Un momento significativo che ricordo di quest’estate, è stato il concerto di Caparezza, quando il cantautore pugliese ci ha mostrato “La Ronda dei Carcerati” di Van Gogh, un quadro che parla di uomo libero fino alla fine, di un uomo che, nonostante non sia mai stato apprezzato in vita, ha continuato a dipingere fino all’ultimo giorno, contro quella borghesia bigotta e insapore: Van Gogh ha fatto dell’arte la chiave di libertà della sua prigione. E allora chi è davvero pazzo? Van Gogh? Oppure noi?

La-ronda-dei-carcerati-Vincent-Van-Gogh
La ronda dei carcerati – Van Gogh

Non è la fede che ha cambiato la mia vita, ma l’inchiostro che scorre al posto del sangue. Solo l’inchiostro cavalca il mio stato d’animo e sa quante frasi nascondono i silenzi… 

Caparezza – China Town

Quest’estate ho letto alcune biografie di “ultra” sportivi, ovvero di chi sfida le leggi dell’impossibile, di chi porta il proprio fisico all’estremo, perché dovevo capire: cosa spinge una persona ad andare “oltre”? Beh la risposta è semplice… non la gloria o i soldi, semplicemente… il sentirsi “vivo”. Quando usciamo dalla strada comune e proviamo a fare qualcosa di veramente “ultra”, ci sentiamo legittimati ad essere. Sfidare il concetto stesso di superamento ci fa stare bene. Ecco, tutto qui.

Ci tenevo a ringraziare tutte le persone che hanno scritto sulla mia pagina Facebook divergenthink quest’estate, anime gentili che mi hanno insegnato tanto sull’amore e sulla vita. La sensibilità e il tempo, sono i doni più belli che si possano condividere con gli esseri umani. Grazie.

Vi lascio con una bellissima poesia di Rupi Kaur:

Perché sei così gentile?

Perché gli altri non lo sono stati con me.

Divergenthink

 

 

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *