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Pink Floyd – The Wall, il capolavoro metaforico di Roger Waters

Pink Floyd – The Wall, un capolavoro di contenuti musicali, visivi e testuali.

SoundArticle: Pink Floyd – When the tiger broke free

“The Wall” è l’undicesimo album musicale in studio dei Pink Floyd pubblicato nel 1979 e ideato da Roger Waters, bassista e cantautore della band britannica; tre anni dopo, nel 1982, viene distribuito nelle sale cinematografiche “Pink Floyd – The Wall” il film di Alan Parker con le caleidoscopiche scenografie progettate da Gerald Scarfe. Il film è la colonna visiva di The Wall, un capolavoro di inestimabile bellezza che non può assolutamente mancare nella nostra cultura.

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Cover del dvd Pink Floyd – The Wall

Pink Floyd – The Wall narra in chiave fantasmagorica la vita di Pink, l’immaginario protagonista che ricalca le vicissitudini vissute da Roger Waters, il bassista della band profondamente segnato dalla morte del padre, ucciso sul fronte durante la seconda guerra mondiale.

Pink è una rockstar ormai dipendente dalla droga, un uomo tradito dalla moglie, alienato e depresso, ossessionato dai suoi traumi infantili, dalla perdita del padre, da una madre iperprotettiva e dalla continua vessazione di un severo professore scolastico.

Pink è schiavo di un sistema che reprime il genio creativo e la diversità dei piccoli allievi, visti dal sistema come nuove reclute da addestrare e da “stampare in serie” per eliminare ogni differenza e annullare il pensiero critico di ognuno di loro. Infatti ai piccoli cadetti, come accade spesso ai militari, viene fatto il lavaggio del cervello e in fila, sulle note di “Another Brick In the Wall, Pt. 2”, sono disposti su un nastro che quasi li assimila a carne da macello, carne che serve ad alimentare il “sistema”. La frase della canzone appena citata, all in all it’s just another brick in the wall (tutto sommato siete soltanto un altro mattone nel muro) si riferisce al crudele insegnante di Pink che insieme alla madre, al padre morto e successivamente alla moglie, costituiscono i mattoni del muro psicologico di alienazione e pazzia che Pink negli anni ha eretto intorno a lui, ma questa frase spiega anche come i mattoni del muro siano metaforicamente i singoli allievi, vittime dell’appiattimento culturale operato dal sistema, un muro che costituisce una barriera alla libertà individuale.

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Una scena tratta da Pink Floyd – The Wall

La dipendenza dalla droga di Pink, è un chiaro riferimento alla vita di un altro ex componente dei Pink Floyd, Syd Barrett di cui vi parlerò più dettagliatamente in un altro articolo dedicato. Il film prosegue in questo crescendo di follia e alienazione sulle note di “Comfortably Numb” in cui Pink, recluso nel suo muro sempre più soffocante, sta diventando “comodamente apatico” e la malattia psicologica lo consuma da dentro rendendolo uno zombie.

Come spesso accade a chi è stato vessato e maltrattato, Pink diventa un dittatore, al vertice lui stesso del sistema di cui era stato vittima, si rasa le sopracciglia come a voler cancellare ogni stralcio di emozione dal suo volto e i suoi soldati diventano uomini rasati con labbra serrate e sguardi vuoti che violentano il popolo, che uccidono chi è diverso. In questo scenario serpeggia tra le strade un clima di violenza misto a paura che confina il popolo nelle proprie case, rinchiudendolo in un silenzio che diventa complice di quelle atrocità, perché in una dittatura non c’è posto per chi si oppone.

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Una scena tratta dal film Pink Floyd – The Wall che raffigura Pink nei panni del dittatore

Due martelli rossi e neri incrociati si ergono a simbolo di quel movimento dittatoriale, un simbolo volutamente ambivalente: da una parte l’espressione della dittatura, dall’altro il mezzo con cui poter abbattere definitivamente quel muro.

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Una delle scene più famose del film Pink Floyd – The Wall in cui i martelli marciano a ritmo di musica

E così il muro di “The Wall” non è più soltanto il muro psicologico costruito da Pink, ma diviene il muro della società, un Truman Show, una muraglia cinese, un muro di Berlino che isola, allontana e reprime la libertà della società, un muro simbolo della dittatura che rende uomini e donne vittime informi della massa, tasselli fagocitati dal sistema. Il film si chiude con l’esplosione del muro e dei bambini, i nuovi mattoncini del domani, che non costruiranno più muri, ma soltanto strade.

Pink Floyd – The Wall è un film che andrebbe mostrato nelle scuole, perché ci mostra i drammi della guerra e le sue nefaste conseguenze, le aberrazioni delle deportazioni naziste e delle dittature, ci insegna che l’uomo è il colpevole di tutte queste atrocità e che la violenza, la paura e la repressione, costruiscono muri che solo con la consapevolezza di ciò che è stato possiamo abbattere. Il finale ci fa riflettere e sperare che i bambini, gli uomini del domani, costruiranno su quelle macerie una società diversa, una società in cui non si punta il dito contro la diversità, ma che anzi la promuova come valore aggiunto.

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FEAR BUILDS WALLS il messaggio lanciato da Roger Waters durante il concerto The Wall Live nel 2014

Pink Floyd – The Wall parla anche di bullismo, perché ci fa riflettere sulla figura del bullo che, come il dittatore o l’insegnante severo del film, altro non è che un uomo fragile e debole, che tra le mura domestiche viene vessato da un’autorità superiore e che riversa la sua frustrazione sui più deboli per sentirsi forte, per affermare la propria autorità. Ma chi è debole regna con la paura, chi è saggio regna con il consenso e con la libertà.

Il vero potere non si conquista con la violenza, ma con la cultura e fin quando l’uomo tratterà il suo simile come una bestia, una merce o uno schiavo, non riusciremo mai ad abbattere realmente quel muro. Il vero progresso per l’umanità, consiste solo nel promuovere la piena libertà.

Guardate Pink Floyd – The Wall e fatemi sapere cosa ne pensate!

Divergenthink

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