sogni

Lettera ai sognatori

C’è la scena di un film bellissimo che ogni volta che guardo piango.

La scena del film è tratta da La Ricerca della felicità in cui Will Smith dice al figlio che… ve la linko qui, guardatela che se ve la racconto vi sottraggo la sua poeticità: “Se hai un sogno, lo devi proteggere.”

SoundArticle: Arisa – Meraviglioso amore mio

L’uomo nasce non con la vita, con i sogni. I sogni sono piccoli pezzetti di un universo infinito, di un materiale di cui non si sa il nome o la provenienza o il colore, di cui non è possibile decifrarne l’inestimabile valore, che ha un cuore di vita, un profumo d’amore, un anelito di infinito.

Quando siamo bambini teniamo stretti nel cuore quei pezzetti di sogno e quando li osserviamo, dentro ci vediamo infinite possibilità. C’è Michele un bambino che dentro ci scorge un sogno, quello di diventare un astronauta e andare sulla luna, c’è Luca che sogna di essere un calciatore, Sara che vuole diventare una ricercatrice fisica, c’è la piccola Antonella che sogna di diventare una musicista e una scrittrice. Ma a Michele viene detto che è impossibile andare sulla Luna, a Luca viene detto di studiare non di andare sul campo a perdere tempo tutti i giorni, a Sara viene detto di fare medicina che i ricercatori non hanno soldi per campare, ad Antonella viene detto che soltanto uno su milione diventa Morricone, che tutti scrivono libri e nessuno perde tempo a leggere quello che hai da dire.

Ai sogni basta poco per tenerli in vita, basta crederci. Ma quei bambini ancora non sanno nulla della vita e se non hanno qualcuno di importante a sostenerli, potrebbero smarrire quei frammenti e non trovarli più…

È passato del tempo, venti anni e quella piccola Antonella è cresciuta e questa sera è qui a dire a Michele, a Luca e a Sara che ancora prende tra le sue mani il suo flauto, lo suona quando non c’è nessuno a sentirla e suona, suona, suona, prima piano, poi sempre più forte così non si accorge che mentre suona piange, piange quelle lacrime che scivolano da sole senza far rumore. Antonella ha aperto un blog in cui parla di amore, di sogni, di arte, di cose che possono interessare soltanto a dei bambini che non hanno perso quei frammenti. A volte Antonella si sente in colpa, in colpa per non essere cresciuta, per essere rimasta quella bambina dagli occhi grandi e neri che ancora stringe tra le mani quei frammenti di sogni come se fossero la cosa più preziosa che ha. Li guarda e gli chiede scusa per aver permesso a chi le detto che da quei frammenti non ci avrebbe ricavato nulla, di averli messi in un cassetto. Oggi la piccola Antonella ha riaperto quel cassetto, la sera mette quei frammenti davanti alla Luna e illumina la notte buia con i riflessi di quei pezzetti che ora sono diventati delle perle bellissime, rare, cangianti che le hanno illuminato un sentiero, il sentiero dei sogni che ora non ha più paura di seguire.

Perciò Antonella è qui a scrivere, a dedicare una lettera ai sognatori di tutto il mondo, a grandi e piccini, a Michele, Luca e Sara per dirgli: “Non avete bisogno di nessuno che vi sostenga, che creda in voi, che cadrà e si rialzerà con voi, che vi dice di non avere paura e che andrà tutto bene. L’unica persona che può farlo siete voi stessi, siete voi che dovete crederci e nessun altro, non dovete chiedere scusa ai vostri sogni, ma a voi stessi per non averci creduto abbastanza. Non permettete mai a nessuno di dirvi che non sapete fare una cosa, le persone quando non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare. Se volete qualcosa andate e inseguitela, punto. Se avete un sogno lo dovete proteggere…

Il mondo ha bisogno dei vostri sogni, non vi manca nulla, non abbiate timore, abbiate sempre fiducia in voi stessi e nelle vostre possibilità, se avete con voi quei frammenti, avete già tutto quello che vi serve, perché quando nasciamo quei pezzetti ci vengono affidati, non possiamo smarrirli perché la vita non funziona come quando prendiamo un treno che il biglietto ce lo chiedono all’inizio del viaggio, qui quando arriveremo al capolinea, ci chiederanno:

“Hai ancora quei frammenti?”

“Sì”

“E cosa ne hai fatto?”

“Beh, erano pezzetti, ma crescendo non ho mai smesso di osservarli e così ho notato che avevano tutti una forma diversa… All’inizio non capivo, poi piano piano ho iniziato a trovargli un incavo perfetto nella mia anima, ogni tanto ne piazzavo uno fino a… fino a che non ho inserito l’ultimo pezzo mancante e voilà! Sono qui, sono giunta al termine, sono arrivata ed ho fatto della mia vita un sogno.”

Divergenthink

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