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La notte stellata

SoundArticle: A Great Big World, Christina Aguilera – Say Something

Dentro Van Gogh

Riuscite ad immaginare come ci si sente camminando dentro l’anima di qualcuno? No? Nemmeno io. 

Però forse mi ci sono avvicinata e parecchio. Ho camminato nella notte stellata di Van Gogh. È stato come entrare nella stanza dello spirito e del tempo, uno spazio in cui, una volta entrati, il tempo si annulla e lo spazio diventa infinito. Proprio come quando entri nel cuore di qualcuno, anche lì diventi eterno e senza confini.

Stiamo parlando di Van Gogh Alive, la mostra multimediale che permette ai visitatori di essere immersi nella vita e nelle opere di Vincent Van Gogh, ora presente a Roma al Palazzo degli Esami fino al prossimo 26 marzo. Chi ancora non ci è stato si starà chiedendo: «Cosa si prova? Cosa pensi quando sei lì dentro?» Lo volete proprio sapere? Sembrerà strano ma… nulla. La nostra mente, quando è appagata da una vista così deliziosa, non chiede nient’altro: dopo essersi cibata placa la sua fame, raggiunge un magico equilibrio e l’equilibrio è una lunga pausa di silenzio fra tanto rumore.

All’unisono

L’emozione genera empatia, per questo emozionare è l’unico modo che ha l’artista per sentire il mondo vicino, dentro di lui.

In Van Gogh Alive lo spettatore diventa Alice nel paese dell’arte, Alice che cade nella tana dell’anima di Van Gogh e viene inghiottito e masticato dalla forza danzante delle pennellate. La mostra effettivamente è alive, si muove, ci balla dentro e noi balliamo con lei. Ci sentiamo incredibilmente vivi all’interno del tocco unico dell’artista, così vibrante che quella vibrazione viaggia nell’aria, ci investe, ci scuote e in quel momento l’arte diventa un silente direttore d’orchestra che suona le corde della nostra anima come strumenti. E suonare all’unisono vuol dire essere una sola cosa.

L’emozione genera empatia.

L’uno e/è il tutto

Se non hai uno stile unico non sei nessuno e sei tutti.

È quella pennellata, quella che riconosceresti in mezzo a mille, quella di cui non ti stanchi mai come la tua canzone preferita. È lo stile unico del pittore olandese che mi affascina, forse anche la sua pazzia, la follia di chi sente la vita in modo troppo forte e diventa un fascinoso pazzo inghiottito vertiginosamente dalla sua stessa arte vibrante.

La sensazione che ho quando contemplo un quadro di Van Gogh, è guardare un tavolozza piena di colori che ballano e poi magicamente, come alla fine di ogni coreografia, ogni danzatore lentamente raggiunge il suo posto e tu, da lontano, percepisci l’armonia che ogni singolo elemento ha in relazione al tutto. E quell’armonia ti dice che ogni cosa è al suo posto e non potrebbe essere altrove. C’è un concetto in filosofia che mi affascina da sempre, l’uno: “Le molteplici cose sensibili si possono spiegare solo riportandole all’unità di un’Idea corrispondente, che per partecipazione le fa essere appunto ciò che sono.”

Noi, come i ballerini di quella tavolozza, prima di mischiarci al tutto siamo solo un colore, un colore che non sa qual è il suo posto, ma poi si getta nella danza e grazie al movimento di ogni tono si mischia agli altri, diventa altro, viaggia e alla fine trova il suo posto nella più grande opera d’arte esistente, la vita.

E voi che colore siete?

Mi raccomando partecipate alla mostra se ne avete la possibilità e condividete la vostra esperienza e i vostri pensieri qui giù nei commenti, sarò lieta di parlarne con voi e scambiarci “emozioni” a riguardo. Fatemi sapere anche che “colore” vi appartiene o pensate di essere e qual è il posto che avete scelto nella tavolozza della vita 🙂

Divergenthink

2 thoughts on “La notte stellata

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