intelligenza artificiale

Intelligenza artificiale: sarà la fine dell’umanità?

L’Intelligenza Artificiale sarà la più importante conquista dell’uomo, peccato che potrebbe essere l’ultima.

– Stephen Hawking

“Dove veniamo? Dove andiamo?”

Le due domande che ci tormentano dalla notte dei tempi. Domande a cui in tanti tra scrittori, scienziati e registi hanno già dato una risposta…

SoundArticle: Harry Gregson-Williams – Only the beginning of the adventure

Origin, l’ultimo entusiasmante libro del padre di Robert Langdon, Dan Brown, ha magistralmente fornito la risposta sul futuro dell’umanità intrecciata ad una trama ricca di colpi di scena.

Il protagonista del libro, lo scienziato, futurologo e informatico Edmond Kirsch, negli ultimi dieci anni della sua vita, ha cercato di dare una risposta soddisfacente, ma soprattutto attendibile e supportata dalla scienza, a come si sia formata la vita sulla Terra e a quale sia il prossimo step dell’evoluzione umana, quell’uomo che guarderà l’Homo Sapiens come una macchina anacronistica e antidiluviana, surclassata dalla tecnologia più avanzata di sempre.

Avete presente film come Terminator, Lei, Io Robot, Metropolis, Trascendence, Ex Machina, Il Mondo dei Replicanti tutti film che hanno un denominatore comune: un distopico futuro in cui robot e macchine, l’informatica e l’intelligenza artificiale avranno compiuto passi da gigante e saranno così evoluti da soppiantare l’uomo. Ci sembra una barzelletta o magari una cosa che potrebbe accadere ma in un lontano, lontanissimo futuro che non ci riguarda, ma non è così.

A dar credito a questa predizione, c’è uno dei più importanti ed influenti scienziati del nostro tempo, il Professore e Fisico Stephen Hawking che ha asserito esplicitamente che l’intelligenza artificiale sarà la fine dell’umanità, poiché l’intelligenza artificiale nel suo stadio di maggiore evoluzione, potrebbe sviluppare una volontà propria in conflitto con la nostra, una sua intelligenza capace di autoalimentarsi e di evolvere in piena autonomia dal controllo umano.

L’intelligenza artificiale potrebbe essere la migliore o la peggiore cosa mai accaduta all’umanità.

– Stephen Hawking

Le parole dure di Hawking, vogliono essere un monito ad appoggiare sì l’evoluzione, ma con cautela e con intelligenza, poiché la storia già più volte ci ha dimostrato l’inettitudine dell’uomo a gestire situazioni delicate che facilmente possono sfuggire di mano.

L’intelligenza artificiale, nel futuro predetto da Kirsch, gioca un ruolo importante. Infatti l’uomo, per il personaggio inventato da Dan Brown, diventerà una specie ibrida tra biologia e tecnologia e nell’arco di cinquant’anni ci verranno impiantati nel corpo una tale quantità di tecnologie super connesse, che non potremo più considerarci Homo Sapiens e il concetto super evoluto di intelligenza artificiale cambierà per sempre il concetto di uomo che conosciamo oggi.

Spero che gli esseri umani non permetteranno mai alla tecnologia di sopraffarci, ma per fare ciò è fondamentale che gli uomini siano colti, preparati e intelligenti da capire che “Ci troviamo in bilico in una strana congiuntura storica, un’epoca in cui sembra che il mondo sia stato stravolto e niente sia più come ci eravamo immaginati. Ma l’incertezza anticipa sempre cambiamenti radicali; la trasformazione è sempre preceduta da sconvolgimenti e paura. Vi esorto a riporre la vostra fede nella capacità dell’uomo di creare e amare, perché queste due forze, quando si combinano, hanno il potere di illuminare anche l’oscurità più assoluta.” (Dan Brown)

Il mio augurio è che i giovani di oggi investano sulle loro menti, sulla loro intelligenza, sullo studio, sulla ricerca, perché solo se la forza della nostra civiltà sarà culturale, la nostra autonomia e il nostro controllo rimarranno saldi, evitando quello che molti registi e scrittori predicono da anni; solo così non sostituiremo i rapporti veri a quelli creati dall’intelligenza artificiale come accade nel film “Lei” e non finiremo per farci superare dal mondo del Technium che noi stessi abbiamo creato.

Voglio concludere con una frase tratta dal libro “Origin” di Dan Brown, che spero metta in risalto una delle caratteristiche che la nostra era dovrà conquistarsi per far vincere la supremazia culturale.

Qualche tempo fa Edmond mi ha confidato che il suo sogno non era distruggere la religione, ma piuttosto crearne una nuova, una fede universale che unisse le persone invece di dividerle. Pensava che, se fosse riuscito a convincerle a venerare il mondo naturale e le sue leggi che ci hanno creato, allora tutte le culture avrebbero celebrato la stessa storia della creazione, invece di farsi la guerra per stabilire quale dei loro antichi miti fosse il più veritiero.

Ora sta a noi, perché il prezzo della grandezza è la responsabilità.

Divergenthink

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