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Correre, il mio spazio di meditazione personale

Ho iniziato a correre in un periodo in cui avevo troppo nella testa e avevo bisogno di staccare la spina. In genere la mia “distrazione” è sempre stata la musica, quando inizio a suonare dimentico ogni cosa. Anche quando suonavo però, c’era sempre qualche pensiero che si insinuava tra una nota e l’altra e mi diceva: “Ehi, sono ancora qui!”…

SoundArticle: Loreena McKennit – Kecharitomene

Ho iniziato a correre, senza pretese, senza sperare che quello sport mi salvasse da qualcosa, senza credere che il mio incontro con la corsa sarebbe diventato un appuntamento fisso. A giorni alterni, indossavo le mie scarpette, mettevo le mie cuffie e correvo un pizzico in più, anche se le mie ginocchia non mi assecondavano molto, anche quando il dottore mi diceva che piuttosto dovevo preferire la bici alla corsa per un problemino alle rotule. Ma non ho mollato e senza mai chiedere al mio fisico enormi sforzi, ho continuato cercando di ricavarmi sempre del tempo per andare a correre.

La corsa è diventata il mio momento di meditazione zen, un momento solo mio da dedicare alla mia mente prima che al mio corpo, un momento in cui la testa smette di pensare, smette di concentrarsi sulle singole cose e inizia a sentirsi collegata al rumore del respiro, alla cadenza del battito, al canto degli uccelli, al vento tra l’erba, ad ogni elemento circostante. Con soddisfazione ho apprezzato quanto la corsa regali una grande pace interiore, prima che una migliore forma fisica.

Ma c’è una cosa che mi insegna tutti i giorni la corsa. Una cosa importante. I corridori sanno che arriva un momento in cui il fisico ti chiede di fermarti. Ma se ti fermi, allora pensi davvero di non farcela. Se invece per una volta provi ad infischiartene, a farti coraggio e continui a correre, scopri che… ce la fai. E non solo. Ma passato quel momento di particolare stanchezza fisica, senti che potresti correre per altri mille chilometri, come se avessi una nuova forza, come se fossi un super eroe.

Sembrerà una sciocchezza, ma per è una grande lezione di vita, perché quando pensi di non farcela, devi attraversare comunque la tempesta, perché una volta attraversata, dimostrerai a te stesso che non c’è nulla che non sei in grado di fare, devi soltanto vincere uno scoglio mentale e buttarti.

Uno dei miei libri preferiti sulla corsa è “L’arte di Correre” di Murakami e a riguardo ci sono tre frasi che vorrei condividere qui, come spunto di riflessione su quanto lo sport sia importante per il nostro benessere psico fisico.

Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro.

Correre un’ora al giorno e garantirmi così un intervallo di silenzio tutto mio, è indispensabile alla mia salute mentale.

Se un corridore deve per forza individuare un avversario da battere, lo cerchi nel se stesso del giorno prima. 

– Haruki Murakami

Last but not least, correre fa bene al cervello! Dopo la corsa il cervello produce leptina direttamente correlata alla dopamina, il cosiddetto ormone del benessere, del piacere e della felicità. Da quando corro infatti mi sento più serena e felice e sono riuscita a fronteggiare un periodo abbastanza stressante. Molto zen, vero? Per questo ho pensato di dedicare un articolo all’arte della corsa, per parafrasare Murakami, per avvicinarti a questo sport che è una droga naturale per il cervello. Corri anche dieci minuti al giorno incrementandoli poco alla volta, trova la tua andatura e il tuo tempo che ti permetteranno di correre nel tuo spazio di meditazione personale. Provare per credere.

Divergenthink

 

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