arte, donne

Arte delle donne come ribellione e scoperta

Arte delle donne, quell’arte che diventa il simbolo di ribellione e la voce di chi usa questa sopraffina forma di comunicazione per esprimere il proprio dissenso verso la società, verso dei canoni imposti, verso delle regole bigotte. La voce di chi usa l’arte per parlare dei problemi che ci affliggono, per denunciare la violenza, per incitare a scavalcare i limiti, per abbracciare il piacere della scoperta nell’abbraccio della libertà, del rispetto, dell’ascolto.

SoundArticle: Goldmund – Threnody

Marina Abramović

Affrontare le proprie paure in relazione al proprio corpo. Voi sareste in grado di affrontare le vostre più grandi paure affidandovi ciecamente nel bene e nel male alle mani di una folla di sconosciuti? Sconosciuti che possono usufruire di strumenti di piacere e di dolore da usare sul o contro il vostro corpo in maniera totalmente arbitraria e priva di regole? Già vi immagino, starete pensando che una persona dotata di un minimo di buon senso non potrebbe mai fare una cosa del genere. Poi ci sono quelle persone sui generis, quelle che sapete che per me sono piccoli eroi, perché hanno il coraggio di vedere, sentire ed esprimere il mondo come i più non sanno fare: gli artisti. Nell’esibizione Rhythm 0, Marina Abramović affida il proprio corpo a persone di cui non conosce neppure il nome, persone che proveranno ad avere approcci intimi con lei, che le taglieranno la carne con una lametta, che leccheranno il suo sangue, che le faranno puntare un’arma carica dritta al cuore. Marina Abramović si mette continuamente in ballo nel gioco continuo della volontà umana, non solo per esplorare i suoi di limiti, ma soprattutto i limiti degli altri, degli spettatori, per studiare le loro reazioni e capire fino a dove possano spingersi in un gioco senza regole.

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Marina Abramovic, Rhythm 0

Barbara Kruger

Un’artista che nasce come fotografa e che da subito delinea uno stile talmente particolare che non si può non riconoscere immediatamente: foto in bianco e nero riprese da giornali e riviste con sopra messaggi evidenziati in rosso, sempre in Futura Bold, spesso critici e sarcastici in cui l’artista esprime il proprio pensiero sulla politica, su temi di attualità o luoghi comuni. Questa forma d’arte nasce soprattutto dalla sua formazione in campo editoriale a cui affida tutta il suo cinico sarcasmo sull’omologazione culturale della cultura di massa. Particolarmente forte è il messaggio che ho scelto come copertina dell’articolo “Il tuo corpo è un campo di battaglia” un messaggio dedicato a tutte le donne e a spronarle a recuperare il loro autentico diritto di scelta sulla libertà della decisione all’aborto o la rilettura del cogito ergo sum cartesiano rivisitato in chiave consumista “Compro dunque sono.”

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Barbara Kruger, I shop therefore I am, 1987

 

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Barbara Kruger, Not stupid Enough, 1997

Gina Pane

“È a voi che mi rivolgo, perché voi siete questa unità del mio lavoro: l’altro (…) Il corpo ha un ruolo fondamentale nel noi (…) Se apro il mio corpo affinché voi possiate guardarci il mio sangue, è per amore vostro: l’altro. Ecco perché tengo alla presenza delle mie azioni.” Questa frase è stata tratta da Lettera a uno/a sconosciuto/a di Gina Pane del 1974. Un tema molto caro a questa performance artist è indagare la resistenza al dolore fisico, esporre il proprio corpo lacerato, ma non per trasmettere dolore, bensì comunicare paradossalmente vitalità, poter mettere gli spettatori in grado di guardare il suo sangue che rosso e focoso si fa varco tra lembi di carne aperti e fluisce fuori, per proiettare il suo corpo fuori dal suo corpo, per innalzarlo a mero oggetto di rappresentazione.

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Gina Pane, Azione sentimentale, 1973

 

Vanessa Beecroft

“Non parlate, non interagite con gli altri, non ridete, non muovetevi teatralmente, non muovetevi troppo velocemente, non muovetevi troppo lentamente, siate semplici, naturali, distaccate, siate inapprocciabili, non siate sexy, comportatevi come se foste vestite e se come se non ci fosse nessuno nella stanza.” Così parla Vanessa Beecroft alle modelle dei suoi quadri viventi, performance in cui il modulo principale è il corpo femminile nudo incastonato in una composizione di nudi, luce e musica che trasporta lo spettatore in un’idea di nudità metafisica, trascendendo i temi del desiderio e della perfezione della donna. Questi sono corpi che alla purezza della femminilità contrappongono la sporcizia della terra su cui si lasciano cadere senza malizia, corpi che molto spesso vestono solo tacchi e parrucche e che nelle pose traggono ispirazione da maestri della pittura passata come Botticelli, Tiziano, Raffaello o Piero della Francesca. Il tutto per creare una forma d’arte ibrida tra classico e contemporaneo, per sottolineare l’istantaneità e la fugacità del tempo presente della performance e per riflettere sul concetto della purezza della femminilità nel mondo contemporaneo che ha trasformato la nudità femminile in corpi privi di pudore che altro non possono fare se non adattarsi ai canoni della bellezza virtuale.

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Vanessa Beecroft, VB48, 2001

Jenny Holzer

“Cerco sempre di portare un contenuto insolito ad un pubblico diverso, non al mondo dell’arte.” L’artista concettuale non esprime più piacere estetico, ma usa l’arte come mezzo di espressione di un pensiero. Ed è quello che fa Jenny Holzer attraverso i suoi Truism (verità ovvie) ovvero una serie di messaggi espressi chiaramente in parole, ma al di fuori dei canonici spazi di comunicazione, “opere” disseminate per la città quasi fossero azioni di guerrilla marketing per creare un’arte pubblica, un’arte fuori dai musei che sia fruibile immediatamente dalle persone della città, con messaggi che ricalcano proverbi o detti popolari.

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Jenny Holzer, Spectacular Board, 1982
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Jenny Holzer, 1985

Volevo dedicare un articolo citando solo alcune delle tante donne che attraverso l’arte esprimono degli ideali, combattono contro i luoghi comuni e denunciano la condizione della donna, l’abuso di potere, la corruzione e la perdita di ideali, perché l’arte è arte, ma l’arte delle donne io la trovo particolarmente poetica. Le donne ci nascono con la poesia dentro, perché le donne sono essere così spaventosamente fragili e forti allo stesso tempo che mettono paura per la devastante infinità e profondità che partoriscono ogni volta che si esprimono e soprattutto quando hanno la libertà di poterlo fare senza temere pregiudizi o violenza.

Il nostro corpo è un giardino che può crescere florido inondato dalla bellezza dei fiori più rari, dagli effluvi dei profumi più incantevoli. Non lo lasciamo appassire, coltiviamolo sempre con la speranza e la voglia di esprimere il mondo e il caos che ogni anima al mondo produce, arricchiamolo sempre di nuove esperienze, di poesia, di scoperta e sposiamolo al mondo intero in un tripudio di vibrazioni che lo mettono in armonia con la dimensione, quella dimensione in cui il nostro corpo può far risuonare la sua arte.

Divergenthink

 

 

 

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